Teniamo Internet libera!
Teniamo Internet libera!
«La struttura del potere si comporta come un ragno che tesse la sua ragnatela per catturare gli insetti e immobilizzarli; ma quegli stessi insetti, muovendosi lungo i fili della stessa rete, possono usarla dal basso come uno strumento per mettersi in connessione tra loro, comunicare e organizzare la propria liberazione.»
Aldo Braibanti
C’era un sogno, all’inizio. La rete come spazio orizzontale, come tessuto di connessioni non gerarchiche, dove il sapere circolava libero e le voci non avevano bisogno di permessi per farsi ascoltare. Il sogno è diventato realtà e poi qualcosa si è rotto. Da due lati, simultaneamente.
Da un lato, il potere politico ha capito che la rete poteva essere un formidabile strumento di controllo: sorveglianza di massa, disinformazione algoritmica, manipolazione del consenso. Non più connettere, ma dividere. Non più emancipare, ma addomesticare. Le democrazie occidentali hanno imparato presto la lezione, e i regimi autoritari l’hanno perfezionata.
Dall’altro, il mercato ha fatto il suo ingresso trionfale. Poche piattaforme hanno trasformato la piazza globale in un centro commerciale sorvegliato. Dove ogni click è merce, ogni relazione un dato da estrarre, ogni pensiero un algoritmo da ottimizzare per il profitto. Hanno preso la rete e ne hanno trasformato la gran parte in una trappola per predatori che cavalcano l’attenzione e la trasformano in valore.
Autistici/Inventati sta esattamente dalla parte opposta.
Siamo un collettivo di attiviste digitali, antifascisti e anticapitalisti. Crediamo in una tecnologia che non sia laccio ma strumento di liberazione. Dove le email restano lettere sigillate, non dossier aperti. Dove l’hosting non è gabbia ma rifugio per idee scomode, per dibattiti che il mercato non compra e lo Stato non imbriglia.
Non chiediamo dati inutili. Non controlliamo i contenuti a priori. Se la legge ci chiede di rimuovere qualcosa, lo facciamo — e poi lottiamo perché torni a vivere. Il nostro confine è la legalità, la bussola è la libertà.
Il Dipartimento di Stato ci ha ingiustamente designati terroristi. Vorrebbe congelare i nostri server e i nostri conti con un tratto di penna da Washington. Stanno provando a cancellarci con un decreto unilaterale. Arbitrario. Ma l’atto amministrativo di un paese predatore non spegne un orizzonte: il nostro codice continua a tracciare percorsi di autonomia.
Oggi siamo Davide contro Golia. Ma non è la nostra sopravvivenza a essere in gioco: è il futuro della rete internet.
Basta.
L’internet che non c’è possiamo costruirlo insieme. Server dopo server, relazione dopo relazione. Non sarà un paradiso: sarà un cantiere aperto, nostro, libero, non mediato dal profitto né addomesticato dal potere.
Riprendiamoci la rete.