PRESIDIO DAVANTI AL CARCERE DI OPERA
Per una ripresa delle mobilitazioni contro il 41bis e il carcere tutto
Nel mese di maggio verrà decisa la proroga di altri due anni in regime di 41bis per Alfredo Cospito
Durante lo sciopero della fame che portò avanti per sei mesi, da ottobre 2022 ad aprile 2023, le mobilitazioni nazionali e internazionali furono innumerevoli e molto partecipate. I motivi dello sciopero della fame di Alfredo erano condivisi da singoli individui e da organizzazioni sindacali, sociali, studentesche non restando quindi circoscritti alla sola area anarchica, come sostenuto dai media e dalle autorità preposte a decidere sulla sua sorte. Alfredo, dalle poche parole gravemente silenziate che ci arrivavano da lui, non chiedeva solo per sé di essere liberato dal regime di tortura del 41bis, ma che venisse abolito. Prima del suo sciopero della fame non si poteva nemmeno nominare il 41bis, il peggiore abominio del sistema penitenziario italiano fatto di isolamento pressoché totale, deprivazione sensoriale e che ha come unico fine l’annullamento fisico e mentale della persona che lo subisce. Non era possibile metterlo in discussione senza essere accusati di collusioni e di indebolire l’Antimafia. In quei mesi si ruppe il muro di silenzio sulle forme più agghiaccianti del regime carcerario italiano e sul carcere tutto. Il governo, dopo un primo periodo di assoluto silenzio, a seguito della risonanza mediatica conquistata con cortei, attacchi incendiari e lepiù disparate iniziative, è stato costretto a costruire la suapropaganda sulla vicenda nel tentativo di indebolire e reprimere la mobilitazione. E per quelle mobilitazioni tanti sono i processi in corso contro compagni e compagne, con condanne pesanti già arrivate in primo grado. Il coraggio e la determinazione di Alfredo ci ha fornito allora lo slancio per uscire dall’angolo in cui ci vorrebbe chiudere la repressione, ma il 41bis esiste ancora come prima e Alfredo, insieme a più di 700 altri/e detenuti/e, vi è ancora rinchiuso. Le ultime dal governo parlano di una riorganizzazione in corso con la definizione di strutture carcerarie “esclusivamente destinate ai detenuti più pericolosi”. Ci saranno 7 carceri destinate al regime di 41bis di cui ben 3 in Sardegna, a Sassari, Cagliari e Nuoro, e 4 nel continente, a L’Aquila, Parma che già esistono e a Vigevano e Alessandria in cui verranno aperte.
Ora, dovremmo cercare di rompere questo nuovo silenzio caduto sul 41bis, sull’ergastolo ostativo e non, sulle gravissime condizioni nelle carceri per assenza di cure, per cibo scadente, per mancanza d’acqua calda d’inverno e fredda in estate, di riscaldamento, di quanto necessario alla sopravvivenza, dignitosa. Sta a noi rilanciare la mobilitazione, “per non lasciare in sospeso un discorso ben avviato, per non lasciare un compagno solo, per non sprecare un’occasione in cui in una singola battaglia si è mostrato come si può essere assieme ‘irrecuperabili’ e riconoscibili positivamente fuori dalla ristretta area di movimento anarchico nei propri contenuti” dalle parole di Anna Beniamino, compagna anarchica reclusa nel carcere di Rebibbia.
Carcere di Opera, Milano
La sezione del 41bis di Opera, secondo le ultime disposizioni riguardanti la ristrutturazione delle carceri con sezioni "esclusivamente destinate ai detenuti più pericolosi", dovrebbe essere chiusa, resta da capire cosa ne sarà. I 1.400 detenuti già presenti potrebbero occupare anche l'edificio che oggi ospita solo il 41bis. Un nuovo padiglione punitivo e con spazi disumanizzanti andrebbe ad aggiungersi a un complesso carcerario che già da tempo riceve gravi segnalazioni da parte dei familiari e degli avvocati difensori dei detenuti. A Opera si denunciano l'assenza di riscaldamento e di acqua calda nelle sezioni, come pure del freddo e dell'umidità che bagnano i materassi delle celle con conseguenze facilmente immaginabili sulla salute. A ciò si aggiungono l'assenza di assistenza sanitaria, con medici che non salgono nemmeno in sezione, e le difficoltà di ottenere un certificato medico.
Si ripetonoerrori nella somministrazione delle terapie, con una generale incuria nei confronti dei detenuti che accrescere la sofferenza per la perdita della libertà e per l’isolamento dal mondo esterno. La nuova direzione ha deciso di negare le visite alle "terze persone", ovvero a tutti coloro che non sono familiari diretti del detenuto, con l’impossibilità anche di ricevere pacchi se non si hanno colloqui. Chi non ha una rete affettiva esterna e un sostegno economico resta in balia del poco che il carcere “offre”, con cibo scarso e scadente, senza possibilità di procurarsi il necessario per sopravvivere decentemente. Anche il numero delle telefonate è stato limitato con l’utilizzo di una semplice circolare interna.
Assemblea lombarda contro il 41 bis