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DESCRIPTION:Mercoledì 17 Dicembre alle ore 21.00\n@CSOA Cox18\, via Conchet
	ta 18\, Milano\nPresentazione e proiezione del film: IL GRANDE GIOCO / il 
	rovescio delle\nmedaglie olimpiche\nFilm della Rete Collettiva C.I.O.\nCox
	18 - Calusca City Lights - Archivio Primo Moroni\n\nMentre Milano e Cortin
	a si preparano a ospitare i tanto celebrati Giochi\nOlimpici Invernali del
	 2026 sbandierando valori come sostenibilità e\ncooperazione\, una rete di
	 attivistə si batte nei territori per spiegare come in\nrealtà in questo g
	rande evento vinca solo il business di pochi: una città che\ngrazie alle O
	limpiadi attira enormi flussi di capitali internazionali che\nrendono semp
	re più costoso e difficile viverci\; che smantella lo sport pubblico\nin f
	avore di investimenti sportivi a beneficio dei privati (che in realtà\nspo
	rtivi non sono\, ma a beneficio dei privati sicuramente sì)\; che esporta 
	anche\nnei delicati ecosistemi montani il suo modello di sviluppo (quello\
	ndell’iper-turismo legato allo sci alpino) miope perché i cambiamenti clim
	atici\nlo hanno reso senza futuro\, predatorio e distruttivo di risorse am
	bientali.\n\nAnche se nessuno ha mai chiesto alle comunità interessate cos
	a pensano di queste\nOlimpiadi e se sono disposte a ospitarle nei propri t
	erritori\, queste comunità\nhanno deciso di non essere più spettatori pass
	ivi e di partecipare al grande\ngioco olimpico. Da questa esperienza nasce
	 il film documentario Il grande gioco.\nIl rovescio delle medaglie olimpic
	he\, che racconta la battaglia della rete\nC.I.O. contro la gigantesca mac
	china retorica di Milano-Cortina 2026. Pensato\ncome un film diviso in tre
	 atti (o ”round” di una partita)\, ciascun “round”\naffronta un tema speci
	fico: nel primo il campo di gara è quello cittadino\, e più\nprecisamente 
	lo spicchio di città che va dallo Scalo Romana\, dove si trova il\nvillagg
	io olimpico\, fino al quartiere di Corvetto. Qui si gioca la partita\nsoci
	ale più importante\, fra render di nuovi e lussuosi progetti abitativi e\n
	pulsioni speculative e securitarie che mirano ad allontanare i vecchi abit
	anti.\nIl secondo round si concentra sullo sport\, con l’utopico-ma-non-tr
	oppo obiettivo\ndi riprenderci la città attraverso la pratica di uno sport
	 popolare\, inclusivo e\ndal basso che sconfessi quel modello di privatizz
	azione sportiva portato avanti\ndalle Olimpiadi. Mentre nel terzo e ultimo
	 round il campo di gara si sposta in\nmontagna\, uno scenario in cui gli e
	 le attivistə dei C.I.O. sono impegnati nel\ntentativo di cancellare le tr
	acce di uno sviluppo cementizio e divoratore di\nrisorse (gli impianti abb
	andonati di Cesana Torinese e Pragelato per le\nOlimpiadi di Torino 2006 c
	i ricordano qualcosa?) per restituire alla montagna il\nsuo scenario migli
	ore\, e poi provare a immaginare insieme un futuro che sia\nfinalmente all
	a nostra e alla sua portata.\n\nIl progetto di documentario Il grande gioc
	o nasce come laboratorio collettivo\nall’interno della rete di C.I.O. È un
	 progetto durato circa due anni\, totalmente\nautofinanziato\, e composto 
	da filmmakers\, lavoratorə\, ricercatorə e studentə\nuniversitariə. La par
	ticolarità del progetto - che lo differenzia dagli altri\napprofondimenti 
	giornalistici sul modello dei grandi eventi olimpici - è che si\ntratta di
	 un racconto fatto dall’interno e in presa diretta di un percorso\npolitic
	o in costruzione\, con tutte le difficoltà e le incertezze che questo\npor
	ta con sé.È un modo di fare cinema che parte dal basso\, che ci vede allo\
	nstesso tempo “partecipanti” e narratori\, e che per questo necessita di u
	na\npresenza costante sul territorio e di un continuo processo di riflessi
	one e\nconfronto con la realtà rappresentata. Il laboratorio si è occupato
	 in modo\ncondiviso di tutte le fasi: ricerca\, scrittura\, riprese e mont
	aggio secondo\nprincipi di orizzontalità e inclusione.\nPer tuttə\, è un a
	tto di fede nel potere dell’immaginazione e nell’intelligenza\ncollettiva.
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	ivio Primo Moroni</p><p><em>Mentre Milano e Cortina si preparano a ospitar
	e i tanto celebrati Giochi Olimpici Invernali del 2026 sbandierando valori
	 come sostenibilità e cooperazione, una rete di attivistə si batte nei ter
	ritori per spiegare come in realtà in questo grande evento vinca solo il b
	usiness di pochi: una città che grazie alle Olimpiadi attira enormi flussi
	 di capitali internazionali che rendono sempre più costoso e difficile viv
	erci; che smantella lo sport pubblico in favore di investimenti sportivi a
	 beneficio dei privati (che in realtà sportivi non sono, ma a beneficio de
	i privati sicuramente sì); che esporta anche nei delicati ecosistemi monta
	ni il suo modello di sviluppo (quello dell’iper-turismo legato allo sci al
	pino) miope perché i cambiamenti climatici lo hanno reso senza futuro, pre
	datorio e distruttivo di risorse ambientali.</em></p><p><em>Anche se nessu
	no ha mai chiesto alle comunità interessate cosa pensano di queste Olimpia
	di e se sono disposte a ospitarle nei propri territori, queste comunità ha
	nno deciso di non essere più spettatori passivi e di partecipare al grande
	 gioco olimpico. Da questa esperienza nasce il film documentario Il grande
	 gioco. Il rovescio delle medaglie olimpiche, che racconta la battaglia de
	lla rete C.I.O. contro la gigantesca macchina retorica di Milano-Cortina 2
	026. Pensato come un film diviso in tre atti (o ”round” di una partita), c
	iascun “round” affronta un tema specifico: nel primo il campo di gara è qu
	ello cittadino, e più precisamente lo spicchio di città che va dallo Scalo
	 Romana, dove si trova il villaggio olimpico, fino al quartiere di Corvett
	o. Qui si gioca la partita sociale più importante, fra render di nuovi e l
	ussuosi progetti abitativi e pulsioni speculative e securitarie che mirano
	 ad allontanare i vecchi abitanti. Il secondo round si concentra sullo spo
	rt, con l’utopico-ma-non-troppo obiettivo di riprenderci la città attraver
	so la pratica di uno sport popolare, inclusivo e dal basso che sconfessi q
	uel modello di privatizzazione sportiva portato avanti dalle Olimpiadi. Me
	ntre nel terzo e ultimo round il campo di gara si sposta in montagna, uno 
	scenario in cui gli e le attivistə dei C.I.O. sono impegnati nel tentativo
	 di cancellare le tracce di uno sviluppo cementizio e divoratore di risors
	e (gli impianti abbandonati di Cesana Torinese e Pragelato per le Olimpiad
	i di Torino 2006 ci ricordano qualcosa?) per restituire alla montagna il s
	uo scenario migliore, e poi provare a immaginare insieme un futuro che sia
	 finalmente alla nostra e alla sua portata.</em></p><p><em>Il progetto di 
	documentario Il grande gioco nasce come laboratorio collettivo all’interno
	 della rete di C.I.O. È un progetto durato circa due anni, totalmente auto
	finanziato, e composto da filmmakers, lavoratorə, ricercatorə e studentə u
	niversitariə. La particolarità del progetto - che lo differenzia dagli alt
	ri approfondimenti giornalistici sul modello dei grandi eventi olimpici - 
	è che si tratta di un racconto fatto dall’interno e in presa diretta di un
	 percorso politico in costruzione, con tutte le difficoltà e le incertezze
	 che questo porta con sé.È un modo di fare cinema che parte dal basso, che
	 ci vede allo stesso tempo “partecipanti” e narratori, e che per questo ne
	cessita di una presenza costante sul territorio e di un continuo processo 
	di riflessione e confronto con la realtà rappresentata. Il laboratorio si 
	è occupato in modo condiviso di tutte le fasi: ricerca, scrittura, riprese
	 e montaggio secondo principi di orizzontalità e inclusione.<br>Per tuttə,
	 è un atto di fede nel potere dell’immaginazione e nell’intelligenza colle
	ttiva.</em></p>
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