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SUMMARY:5 giornate DIY di Milano 9-13 settembre
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DESCRIPTION:"il Do it Yourself e l'autogestione sono le strade che abbiamo 
	scelto\, la\ncomplicità e la collaborazione reciproca i mezzi che ci aiuta
	no a percorrerle" \n\nCosì\, 10 anni fa\, presentavamo la seconda edizione
	 delle 5 giornate DIY di\nMilano: una serie di concerti e iniziative costr
	uite da un coordinamento di\nindividualità\, collettivi e spazi in città e
	 nei dintorni. \n\nPerché riproporre questa formula a 10 anni di distanza?
	 \n\nPerché pensiamo che ci sia bisogno di cose belle\, di comunità\, di c
	ondivisione\,\nma non solo. \n\nIl naturale ricambio generazionale ha port
	ato nuovi volti\, nuove energie e nuove\nidee\, purtroppo in una metropoli
	 sempre più sconnessa\, disgregata e\ndisgregante. \n\nNegli ultimi anni a
	bbiamo assistito ad un ulteriore peggioramento delle\ncondizioni di vita a
	 Milano\, partendo dall'accessibilità al vivere e all'abitare\nsempre più 
	compromesse da un folle aumento dei costi e ad una riduzione dei\nluoghi i
	n cui incontrarsi\, riconoscersi e organizzarsi.\n\nSgomberi\, arresti e g
	entrificazione hanno creato un deserto e sempre meno sono\nle oasi in cui 
	rifugiarsi. \n\nOasi che spesso diventano ghetti\, da cui è necessario usc
	ire. \n\nNelle crepe lasciate dalla repressione è facile insinuarsi e se s
	i lasciano dei\nvuoti c'è chi questi vuoti li riempe e a Milano\, dove tut
	to è merce\, anche il\ndivertimento lo è. \n\nI circuiti "underground" han
	no un pubblico e quindi un mercato su cui speculare:\nconcerti sempre più 
	costosi\, gruppi che per suonare chiedono cifre folli e come\nnuova tenden
	za l'appropriazione indebita dei nostri contenuti\, da parte di posti\nche
	 niente hanno a che fare col DIY\, con il punk\, l'underground e con le lo
	tte\nsociali. Anche la radicalità viene messa a valore come se potesse ess
	ere\nrecuperata. Perché a Milano essere "contro" pare possa essere anche "
	cool".\n\nPer parafrasare un compagno che ci ha lasciati... \n\n"No\, non 
	ci servono astuti produttori\n\nBottegai e commercianti\, usurai e tirapie
	di\n\nContiamo su di noi\, stiamo in piedi da soli"\n\nE allora ancora una
	 volta sentiamo di dover ribadire che non possiamo né\nvogliamo discostare
	 la nostra musica da dei momenti che siano:\n\nPOLITICI\, perché non vedia
	mo un modo di vivere il punk e il diy separati dalla\ncritica di un mondo 
	pesantemente segnato da ingiustizie e diseguaglianze\nsociali. \n\nNon sol
	o nel pensiero ma anche nel fare e nell'organizzarci.\n\nBENEFIT\, perché 
	se la musica per noi è importante\, le lotte portate avanti da\nmolti comp
	agni e compagne lo sono ancora di più e sostenerle quando lo stato\npresen
	ta il conto con sgomberi\, arresti\, denunce e processi\,  è giusto e\nnec
	essario.\n\nAUTO-ORGANIZZATI E AUTOGESTITI\, perché non abbiamo bisogno di
	 altre strutture\nseparate da quello che siamo per rendere ciò possibile.\
	n\nACCESSIBILI\, perché in una città in cui tutto ha un prezzo sempre trop
	po alto\,\nchiunque  dovrebbe poter stare all'interno di una comunità alla
	 quale si sente\ndi appartenere\, indipendentemente da quanti soldi ha in 
	tasca.\n\nCi distanziamo da un mondo che ci vuole solo divisi tra chi prod
	uce\, chi consuma\ne chi ne trae profitto. Lo facciamo insieme: tra chi or
	ganizza\, chi suona\, chi\npartecipa ai concerti\, come un corpo unico sen
	za gerarchie. \n\nLa nostra musica è anticapitalismo\, antifascismo\, anti
	razzismo\, antisessismo\,\nantispecismo\, perche' no\, non e' soltanto mus
	ica.\n\nIl punk non è merce. \n\nIl DIY non è merce. \n\nNoi non siamo mer
	ce. 
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	 strade che abbiamo scelto, la complicità e la collaborazione reciproca i 
	mezzi che ci aiutano a percorrerle"&nbsp;</p><p>Così, 10 anni fa, presenta
	vamo la seconda edizione delle 5 giornate DIY di Milano: una serie di conc
	erti e iniziative costruite da un coordinamento di individualità, colletti
	vi e spazi in città e nei dintorni.&nbsp;</p><p>Perché riproporre questa f
	ormula a 10 anni di distanza?&nbsp;</p><p>Perché pensiamo che ci sia bisog
	no di cose belle, di comunità, di condivisione, ma non solo.&nbsp;</p><p>I
	l naturale ricambio generazionale ha portato nuovi volti, nuove energie e 
	nuove idee, purtroppo in una metropoli sempre più sconnessa, disgregata e 
	disgregante.&nbsp;</p><p>Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un ulterio
	re peggioramento delle condizioni di vita a Milano, partendo dall'accessib
	ilità al vivere e all'abitare sempre più compromesse da un folle aumento d
	ei costi e ad una riduzione dei luoghi in cui incontrarsi, riconoscersi e 
	organizzarsi.</p><p>Sgomberi, arresti e gentrificazione hanno creato un de
	serto e sempre meno sono le oasi in cui rifugiarsi.&nbsp;</p><p>Oasi che s
	pesso diventano ghetti, da cui è necessario uscire.&nbsp;</p><p>Nelle crep
	e lasciate dalla repressione è facile insinuarsi e se si lasciano dei vuot
	i c'è chi questi vuoti li riempe e a Milano, dove tutto è merce, anche il 
	divertimento lo è.&nbsp;</p><p>I circuiti "underground" hanno un pubblico 
	e quindi un mercato su cui speculare: concerti sempre più costosi, gruppi 
	che per suonare chiedono cifre folli e come nuova tendenza l'appropriazion
	e indebita dei nostri contenuti, da parte di posti che niente hanno a che 
	fare col DIY, con il punk, l'underground e con le lotte sociali. Anche la 
	radicalità viene messa a valore come se potesse essere recuperata. Perché 
	a Milano essere "contro" pare possa essere anche "cool".</p><p>Per parafra
	sare un compagno che ci ha lasciati...&nbsp;</p><p>"No, non ci servono ast
	uti produttori</p><p>Bottegai e commercianti, usurai e tirapiedi</p><p>Con
	tiamo su di noi, stiamo in piedi da soli"</p><p>E allora ancora una volta 
	sentiamo di dover ribadire che non possiamo né vogliamo discostare la nost
	ra musica da dei momenti che siano:</p><p>POLITICI, perché non vediamo un 
	modo di vivere il punk e il diy separati dalla critica di un mondo pesante
	mente segnato da ingiustizie e diseguaglianze sociali.&nbsp;</p><p>Non sol
	o nel pensiero ma anche nel fare e nell'organizzarci.</p><p>BENEFIT, perch
	é se la musica per noi è importante, le lotte portate avanti da molti comp
	agni e compagne lo sono ancora di più e sostenerle quando lo stato present
	a il conto con sgomberi, arresti, denunce e processi,&nbsp; è giusto e nec
	essario.</p><p>AUTO-ORGANIZZATI E AUTOGESTITI, perché non abbiamo bisogno 
	di altre strutture separate da quello che siamo per rendere ciò possibile.
	</p><p>ACCESSIBILI, perché in una città in cui tutto ha un prezzo sempre t
	roppo alto, chiunque&nbsp; dovrebbe poter stare all'interno di una comunit
	à alla quale si sente di appartenere, indipendentemente da quanti soldi ha
	 in tasca.</p><p>Ci distanziamo da un mondo che ci vuole solo divisi tra c
	hi produce, chi consuma e chi ne trae profitto. Lo facciamo insieme: tra c
	hi organizza, chi suona, chi partecipa ai concerti, come un corpo unico se
	nza gerarchie.&nbsp;</p><p>La nostra musica è anticapitalismo, antifascism
	o, antirazzismo, antisessismo, antispecismo, perche' no, non e' soltanto m
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